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Ci vogliono i sogni

15 giugno 2010 19 commenti

di Marta Lamanuzzi.

Chiedo a dieci ragazzi cosa vogliono fare da grandi…cosa mi rispondono? Sette:”niente”. Due:”non lo so”. E uno, non ritenendo la mia domanda degna di risposta, mi scansa con disprezzo e se ne va. Chiariamo subito: non credo che ci sia niente di male o di strano nel fatto che i giovani non pensino ossessivamente al futuro e non abbiano certezze in merito ad esso, la mia critica va a parare altrove. Ciò che manca ai giovani sono i sogni, e di conseguenza la dedizione, gli ideali e i valori. Infatti è sognando una brillante carriera che ci si impegna nello studio, sognando la pace e l’armonia del mondo che si cerca di essere tolleranti e aperti verso il prossimo, sognando un mondo perfetto che si cerca di formulare e mettere in pratica riforme per migliorarlo. La maggior parte degli adolescenti vive in una condizione di massimo disinteresse di ciò che lo circonda, un’altra parte appare tutt’al più incrostata in due atteggiamenti ormai standardizzati: il lamento perpetuo e disgustato e, soprattutto, l’accanita, sprezzante, e spesso inconscia, ribellione. A che cosa si ribellano? Praticamente a tutto: al governo, alla scuola, ai genitori, a qualunque forma di autorità. È triste, ma il loro unico ideale sembra essere quello dell’anarchia più totale. Sarò moralista forse, ma, da quel che ho sentito, i giovani di qualche generazione fa erano complessivamente più intraprendenti e genuini. Concludo aggiungendo un’ultima nota di rammarico che, sono certa, aumenterà il senso di nausea che avrò già generato in molti di voi (mi riferisco ai giovani che stanno leggendo) e dico che i ragazzi (soprattutto maschi) sono sempre meno romantici…e, se proprio vogliono gratificare la propria ragazza, se la sbrigano al massimo con un bel “ti amo quando sono sbronzo”(Derozer).

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19 commenti »

  • roberto ha scritto:

    E’triste..molto. La ribellione ad ogni forma di autorità c’è sempre stata nei giovani, è insita nell’età adolescenziale. Il vero problema che hai posto è quello della mancanza di ideali. Potremmo riempire pagine sulle cause di ciò, secondo me alla base di tutto è che da parte delle nuove generazioni è la mancanza di ascolto , o meglio non c’è un tempo giusto per l’ascolto.
    I ragazzi non trovano il tempo, non lo vogliono trovare, per decidere quali siano i loro interessi,delegano alla società: è la società che impone loro come vestirsi,cosa mangiare, a cosa interessarsi, ecc…E’ molto più comodo per loro, anche se non si rendono conto che queste non sono decisioni ponderate, volute e prese con coscienza, ma soltanto un adeguamento a quelle che sono imposizioni esterne. Per questo vediamo almeno l’80% di ragazzi e ragazze vestiti allo stesso modo, pettinati allo stesso modo, omologati a ciò che altri decidono per loro. Ragazzi deboli, senza nerbo, che per sembrare “forti” magari bevono, fumano o chissà che altro…

  • Cecilia ha scritto:

    Lo scenario che emerge da questo articolo è decisamente allarmante. Secondo uno schema che ricorre ormai troppo spesso l’indifferenza risulta essere il problema centrale della nuova generazione. Anche la contestazione, uno degli atteggiamente riportati da Marta, è sintomo di una gioventù restia a comprendere a fondo le dinamiche della società che la circonda e di cui sempre più incosapevolmente fa parte. Se non si hanno ideali è chiaro che si protesta per puro spirito di contraddizione e questo atteggiamento è il chiaro emblema dell’immaturità dei giovani. Pertanto Ciò che manca davvero ai giovani di oggi è a mio avviso la creatività, non intesa come diversità ad ogni costo o uscita dagli schemi convenzionali, ma, riportando le parole dell’esperta di comunicazione Annamaria Testa: “Bisognerebbe restituire alla parola creatività la sua dimensione progettuale ed etica: creativa è la nuova, efficace soluzione di un problema. È la nuova visione che illumina fenomeni oscuri. È la scoperta che apre prospettive fertili.”. E’ chiaro però che noi giovani dobbiamo capire che il nostro futuro, o meglio la creazione di esso, è l’obiettivo cui dobbiamo tendere e non abbiamo la possibilità di risparmiarci per raggiungerlo.

  • Lara (author) ha scritto:

    Mi trovo d’accordo con le parole espresse da Cecilia e Roberto. Ci troviamo ormai a vivere in una società imprigionaa nell’indifferenza e nella totale mancanza di ideali.
    Se non vi sono ideali, aspirazioni e sogni come potremo mai costruire un mondo all’altezza delle nostre aspettative?
    Per fortuna esistono rarità come il Mosaiko che difende le nostre idee e ci permette di esprimerle!

  • Davide ha scritto:

    Grandi Derozer. Ma forse lo fanno perchè vengono educati fin da piccoli a non pensare, e a credere che ci sarà qualcuno che pensa e farà tutto al posto loro.

  • Daniele ha scritto:

    Ciao ragazzi, sono nuovo qui. L’articolo è molto bello complimenti.

  • Elisa ha scritto:

    “Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia.”
    Johann Wolfgang von Goethe
    Credo che questa citazione riassuma ciò che manca nei giovani oggi: mancano le aspirazioni, ma anche la voglia di mettersi in gioco. I ragazzi dovrebbero poter contare sull’ ascolto e sull’appoggio degli adulti per poter realizzare i propri sogni.

  • Marta Lamanuzzi ha scritto:

    Ringrazio di cuore le persone che hanno commentato il mio articolo. Speravo in qualche voce dissenziente, in qualche parola di difersa per il mondo giovanile che ho aspramente criticato, ma è evidente che chi osserva dall’interno o dall’esterno questo mondo non può fare a meno di coglierne gli aspetti allarmanti.
    Chiusura, rifiuto e indifferena innanzitutto. A seguire ostinata omologazione alle “mode giovanili”, comprese quelle di bere e fumare (come osserva Roberto) da un lato, e ribellione ai modelli offerti dagli adulti dall’altro.
    Come combattere queste “patologie”?
    Forse gli adulti, quando non forniscono addirittura modelli negativi, sbagliano nel modo di fornire modelli positivi, procedono a imposizioni che si collocano a metà strada tra il severo, il distacco di superiorità e il frettoloso. Imposizioni del genere non possono che generare reazioni ostili da parte dei giovani. Più fertile, a mio avviso sarebbe un approccio confidenziale, più intimo, che dia fiducia al giovane, che stimoli la sua creatività (come suggerisce Cecilia) e il suo senso di responsabilità.
    Non deve essere facile fare i genitori, nè i maestri, nè gli educatori, ma credo che, dedicare più attenzione e ascolto ai ragazzi e un atteggiamento “a misura di giovane” possa rivelare un potenziale educativo di cui fredde e distratte ammonizioni rischiano di essere carenti.

  • Jade ha scritto:

    Mi sento spesso un pesce fuor d’acqua nel mondo dei giovani d’oggi.La discoteca,il fumo,il bere ,Facebook sembrano essere i loro unici interessi.Si adeguano a modelli e stili di vita che la società offre loro, senza riflettere su ciò che vogliono veramente e sembrano aver perso la capacità di sognare. Inoltre,ognuno pensa esclusivamente alle sue esigenze ed è così concentrato su se stesso da non riuscire ad aprirsi agli altri. E’ difficile costruire seri rapporti di amicizia quando non si ha più la voglia di stare insieme e di confrontarsi apertamente,quando l’indifferenza e l’egoismo sembrano essere i sentimenti dominanti.Per fortuna esistono ancora delle persone capaci di sognare, di vedere il mondo a colori e di condividere le loro esperienze con il prossimo.

  • Alessandra ha scritto:

    com’è triste leggere queste frasi, purtroppo veritiere. Io lavoro in un locale che molti adolescenti frequentano e ho notato che oltre alla totale mancanza di buoni propositi per il futuro, sono la maleducazione e l’arroganza a farla da padrone. mi domando se la colpa sia della pluricriticata società o dei genitori che forse dovrebbero imporsi un pò di più!

  • Barbara ha scritto:

    Questo pezzo è molto interessante in quanto mette in evidenza un grande problema dei giovani d’oggi, ovvero la totale mancanza d’interesse verso qualunque cosa. E’ triste da accettare ma concordo sul fatto che i giovani non abbiano passioni, sogni, valori in cui credere. Sono “aridi” ed egocentrici. L’unica cosa che conta è apparire.

  • Martina ha scritto:

    Purtroppo – e sottolineo il “purtroppo” – queste sono parole fin troppo vere in moltissimi casi. E ancora una volta c’è una parola chiave da enfatizzare: “moltissimi”. Non “tutti”. Questa analisi del mondo dei giovani è il ritratto fedele di un universo senza più punti di riferimento, ma siamo sicuri che le taglienti, dolorose “statistiche” esposte all’inizio siano corrette? Io non credo. Essendo pessimista di natura, o forse semplicemente realista, non modifico troppo questi terribili numeri, anche perché non mi è dato sapere se siano simbolici o il risultato di interviste effettivamente avvenute. Ma chiedo gentilmente all’autrice dell’articolo di concedermi almeno un quadro di questo tipo: sei “niente”, due “non lo so”, un “no comment” e almeno una persona su dieci (quale ritengo, lasciando da parte per un attimo la falsa modestia nel tentativo di spezzare una lancia a favore non di tutta la mia generazione ma almeno degli esponenti di essa che lo meritano, di essere io stessa) con un sogno. Uno vero, piccolo o grande, ma pur sempre un sogno qualsiasi. I sogni non sono scomparsi. Sono rari, è vero, oppure illusori, ma non sono finiti. Saranno anche a rischio di estinzione, come i panda o altri animali minacciati dall’avidità incontrollata dell’uomo, ma non fanno ancora parte di un passato lontanissimo, come i dinosauri.
    E poi, chi ha detto che tutti i sogni debbano essere sempre e comunque grandi, enormi, dipinti a tinte vivaci e pieni di superlativi quali “bravissimo”, “famosissimo” e via discorrendo? Un vero sogno, che non sia un’illusione destinata ad andare in mille pezzi, deve somigliare più a un progetto ben congegnato che a un castello in aria. Alla realizzazione del Grande Sogno con le lettere maiuscole, quale che sia, si arriva per gradi, scalino dopo scalino, come una scala a pioli che con un po’ di sano impegno può anche arrivare fino alle nuvole. Non credo che sarebbe poi così meraviglioso trovarsi di fronte a una schiera di ragazzi con le teste piene di fumose immagini di un futuro impossibile, per poi vederli crollare uno dopo l’altro non appena la vita presenta la minima difficoltà. Forse, se i giovani “non sognano”, è solo perché stanno costruendo la propria identità e il proprio destino piano piano, un mattoncino alla volta, senza esibire ai quattro venti obiettivi troppo eclatanti che potrebbero o meno riuscire a conseguire.
    Quindi: sarà pure vero quello che viene detto nell’articolo, e fa male leggere queste parole, ma per piacere, salviamo almeno queste strane creature chiamate “ragazzi che sognano ancora”. Perché esistono, garantito. Si nascondono, forse, a disagio in mezzo a una massa di disinteressati e/o ribelli. Scappano per non essere le loro prede, per conservare intatte quelle cose dette sogni, per non diventare anche loro come tutti gli altri, ma sono ancora lì da qualche parte, basta cercarli. Una l’avete trovata: sono io. Per il resto, non posso dirvi dove siano le tane dove ci rifugiamo: uscite, toglietevi la maschera da “laudator temporis acti” (“colui che loda il tempo passato”, latinismo. Il Liceo Classico fa il suo effetto!), guardate il mondo con occhio un po’ meno moralista, sorridete di più, e ci troverete ovunque.

  • Marta Lamanuzzi ha scritto:

    Cara Martina, trovo che il tuo commento sia davvero interessante.
    L’ho apprezzato sia per i contenuti, sia per la forma (si vede che hai fatto il classico!..ovviamente scherzo, sono sicura che sappiano scrivere benissimo anche ragazzi e ragazze che hanno affrontato studi diversi), sia per il tuo tono deciso e rispettoso al tempo stesso.
    Innanzitutto condivido la tua precisazione sui sogni. Quando si sente parlare di sogni viene spontaneo pensare a fantasie, ambizioni stellari, desideri da “megalomane”. Non è detto che qualcuno non li nutra e non riesca a realizzarli, ma io mi riferivo a qualsiasi tipo di sogno, in particolare ad aspirazioni che potremmo definire “comuni”, come fare carriera, o comunque trovare un buon lavoro, formare una famiglia, fare qualcosa di buono per gli altri. Aspirazioni che sempre più raramente mi sembrano proprie dei giovani.
    In secondo luogo, ero sicura che ci fosse qualche ragazza o ragazzo che, come me (ho solo 22 anni e credo di aver scritto l’articolo intorno ai 18), rivendicasse con orgoglio la propria estraneità alla mia aberrante descrizione, e aspettavo con ansia che me lo scrivesse.
    Concludo sottolineando che non solo spero, ma sono anche consapevole, che ci siano ancora ragazzi genuini, sensibili e volonterosi, Mosaiko e la tua risposta ne sono la dimostrazione, solo che, a mio avviso, l’unico modo per migliorare la società è quello (oltre a dare il buon esempio, e non stanchiamoci di farlo) di guardarlo con occhio critico e di sottolinearne, ahimè anche con un po’di asprezza, i difetti e le mancanze.
    Ti ringrazio sinceramente per il tuo contributo, saresti un’ottima scrittrice per Mosaiko.

  • Ettore ha scritto:

    A cosa serve sognare se ci si spezza solo le ali a cercare di volare?
    Forse che i nostri genitori li hanno realizzati, che i nostri amici li realizzano, che le aspirazioni e le capacità aprono delle strade oggigiorno?
    La risposta che viene da mille bocche e cento esempi è NO!
    Questa ci risprofonda in un abisso dal quale abbiamo anche smesso di sognare che si possa uscire.
    Da grande… farò quello che potrò.

  • daniel florian ha scritto:

    I SOGNI SONO I PIEDI PER CAMMINARE….SONO IL NUTRIMENTO PER IL TUO CUORE…SONO L’OSSIGENO CHE TI MANTIENE IN VITA..NOI STESSI SAREMO LA SUA FONTE INESAURIBILE.La realta’ ti fa’ morire..I SOGNI TI AIUTANO A VIVERE.Grazie

  • Jade ha scritto:

    Le parole scritte da Ettore sono molto tristi… Credo che ciascuno nella sua vita abbia realizzato almeno un sogno,piccolo o grande che sia.Perchè i sogni fanno parte della nostra vita quotidiana, sono l’ideale a cui si tende nel compiere le azioni di ogni giorno. Non è detto,però, che i sogni debbano sempre essere irrealizzabili… Possono anche essere molto semplici,per esempio trovare un lavoro adatto alle nostre esigenze,fare un viaggio nel posto che abbiamo sempre desiderato visitare o semplicemente andare in piscina con il ragazzo che ci piace…

  • Elisa ha scritto:

    E’ vero: è difficile oggi credere ancora di poter realizzare i propri sogni date le mille difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno. Credo, però, che arrendersi non sia la soluzione migliore. Soltanto continuando a sognare possiamo sperare di vivere, magari accontentandoci dei piccoli successi quotidiani.

  • Barbara ha scritto:

    Io penso che sognare serva eccome e che non si debba mai smettere di farlo…I sogni sono come una linfa vitale. Certo, è normale avere qualche momento di sconforto e pensare di non farcela perchè la vita non è semplice. Quello in cui viviamo oggi è un mondo spietato dove nessuno ci regala nulla. Nonostante questo abbattersi non è la cosa giusta. Per ottenere qualcosa è anche giusto lottare un po’.. Ovviamente qualche sogno rimarrà irrealizzato ma tanti altri, lottando, diventerranno realtà..

  • adelina ha scritto:

    Avere un sogno, piccolo o grande, significa affermare la propria esistenza, darle senso e decidere quale direzione seguire. Alla base di tutte le grandi scoperte, innovazioni, rivoluzioni del nostro mondo c’è sempre stato un sogno a volte irriso dagli altri, magari giudicato una “follia”. I sognatori non hanno mai vita facile ma con perseveranza, cocciutaggine e coraggio i risultati alla fine li ottengono, sempre. Tante delle cose che noi oggi diamo per scontate (prendere un aereo, saper leggere e scrivere, usare un pc, la libertà di parola, di voto, l’uguaglianza tra uomini e donne, i diritti dell’infanzia ecc, ecc, ecc,) per moltissimo tempo sono stati il Sogno coltivato da pochi. Derisi, bistrattati, ignorati o peggio imprigionati e uccisi i sognatori più grandi sono stati quelli capaci di convincere gli altri che la loro visione del mondo, la loro idea poteva essere realizzata. Quando penso alla parola sogno, mi vengono in mente le parole di quel famoso discorso di Martin Luther King: “I have a dream”, un sogno così grande e rivoluzionario capace di mobilitare milioni di persone nell’impegno e nella lotta per costruire una società più giusta. “E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno”.
    Sognare è credere che ci possa essere un futuro: sognare è volere. Mai come oggi abbiamo bisogno di sognatori per uscire dal torpore e da questo clima di desolante rassegnazione.

  • Marta Lamanuzzi ha scritto:

    Caro Ettore, credo che il tuo crudo realismo che, a mio parere, sfocia nel più desolante pessimismo, sia difficile da combattere a parole, soprattutto se pronunciate da chi nemmeno ti conosce, ma ci voglio provare.
    Se ci rifletti un attimo non puoi non ammettere che, lottare per realizzare i propri sogni è più conveniente che non farlo.
    Chi si arrende e si rassegna, ha perso in partenza e un domani non potrà avere altro che rimpianti. Chi invece lotta può vincere o perdere, e se, come tu sei convinto, perderà, superata la delusione, un domani sarà più sereno, perchè saprà di non essersi arreso, almeno non prima di averci creduto e di aver lottato.

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